Accesi la TV

Accesi la TV; con le edicole chiuse, le radio ridotte al marconista del Titanic per contrarre al minimo le attività lavorative e conseguenti occasioni di contagio e l’internet letteralmente intasato di materiale di tutti i tipi, era l’unico modo per capire cosa accadeva nelle alte sfere. Un annuncio del governo, che sostituiva i vecchi spazi pubblicitari dato che senza consumi la pubblicità non ha ragione d’essere, informava sulla nuova app gratuita scaricabile su tutte le piattaforme compatibili con tutti i telefonetti: IoTiVedo. Per quelli nati negli ultimi decenni del millennio la mente correva verso il rudimentale ICQ, dietro il cui acronimo si celava un significato analogo al lancio dell’ultimo ritrovato della tecnica. Per quelli nati un po’ prima — non che ce ne fossero tanti, un secolo dopo — ricordava il manifesto di Guareschi sui limiti del baffone e la mancanza di limiti dell’Onnipotente. L’app, in maniera più democratica della mia vecchia maestra, trasformava tutti in censori o se preferite metteva delle stellette sui baveri delle nostre giacche. Chiunque poteva filmare, fotografare, registrare qualsiasi violazione della quarantena e l’app provvedeva a inviare immediatamente il tutto alle autorità che grazie alla geolocalizzazione potevano individuare, censire e punire i trasgressori. Contemporaneamente, perché va bene la legge ma serve anche la folla, il pericoloso individuo veniva esposto al pubblico ludibrio. Trasgressori lo eravamo tutti perché nessuno, come ai tempi del fallo di mano intenzionale, poteva davvero garantire le ragioni della sua libera uscita. Non è che con la scusa della spesa tu ti sei fatto la passeggiata? E con che frequenza sei autorizzato a fare la spesa? Non certo ogni giorno, figurati se di fronte a questa emergenza il pane è un diritto. Ricordavo che il pane era distribuito in tempi peggiori, ma certo alla mia vita in quel momento non serviva certo un bel filmato che mi ritraeva in balcone mentre fra me e me stesso esplicitavo dubbi pacati. I dubbi non fanno mai bene alle emergenze, il dubbio paralizza, la scelta è la strada dell’angoscia, nel suo essere ne va di questo essere stesso. Solo con ferrea disciplina, cito testualmente la regina dei programmi di intrattenimento serale ora requisita dal governo quale annunciatrice rassicurante del futuro radioso che ha da venire, avremo sconfitto ‘questo bastardo di virus’.
Bastardo il virus o bastardi noi? Nei media e nei rapporti sociali a distanza fra le persone venivano a galla consueti scenari già applicati a intere popolazioni. La colpa, signori miei, è sempre la vostra. Se il governo vara misure più restrittive è colpa vostra che non le rispettate. Signori miei — eccola ancora, la tentazione di parlare nel balcone — le città sono deserte. Le città sono davvero deserte o potrebbero esserlo? Mi pare che non sia il caso di rischiare che non lo siano: signor Rossi aggiunga un’altra dose di restate-a-casa.
Il problema di Schrödinger era di non aver valutato che tutto ciò che è logicamente possibile può concretamente accadere. La bestia, secondo il parere dello stimato scienziato, sarebbe rimasta imprigionata sotto lo sguardo censoreo dei principi di identità e non contraddizione, non sarebbe mai passata al mondo del reale perché è solo nella mente di Dio che ogni possibilità si realizza. Eppure per il noto aforisma, dovremmo smettere di dire a Dio che cosa può fare. Dal freddo reame del necessario, il gatto era passato illeso e contemporaneamente non illeso a quello del contingente. Lo strumento a cui avevamo pensato per ostacolarlo era stato l’isolamento completo. Confesso che non ho ancora capito quando e soprattutto chi abbia iniziato a prendere le decisioni, nei circuiti storici il tempo ha accelerato: ciò che una settimana prima era impensabile, una settimana dopo diventava quotidianità, ciò che prima era estraneo, ora diventava scontato. Il piede sul pedale era l’inspiegabilità del fenomeno, l’assenza di anticorpi non riguardava soltanto il virus nella sua essenza, ma anche l’ambiente nel quale ci aveva fatto sprofondare e nel quale era impossibile orientarsi. I primi giorni  le reazioni furono umane: scetticismo, ironia, spavalderia, menefreghismo. La cosa poi acquistò sempre maggiore concretezza e quando in TV un tremolante Gatto Silvestro fu infilato davvero nella scatola con il veleno gli umori cominciariono a cambiare insieme con i morti che prima si presentavano sparuti e poi sempre più massicciamente ad affollare i bollettini di informazione. Un migliaio di persone al giorno perdeva la vita in Italia e contemporaneamente un pezzetto di gestione ordinaria della cosa pubblica passava alla eccezionalità. Fino a qui riesco a essere coerente, poi il pedale va giù fino in fondo e non riesco a costruire i passaggi che ci hanno portato all’esautorazione del governo per favorire il passaggio alla Suprema Autorità Competente che diramava i suoi ordini ‘secondo quanto ci dice la scienza’. Il marchio di fabbrica scientifico chiudeva ogni dibattito pubblico e popolare: lo ha detto la Scienza, non vorrai mica contraddirla? Oddio, ci sono anche degli altri scienziati che non concordano. Degli scienziati, mica la Scienza. Così per un po’ provai a ragionare, così per un po’ mi rispondevano, tutto questo quando ancora parlavo con qualcuno. Abbozzai anche qualcosa di più aggressivo: sapete c’è stato un periodo in cui degli esperti sostenevano che il modo migliore di governare l’economia di una Paese fosse ‘affamare la bestia’, togliere risorse a tutto ciò che fosse pubblico così che poi si infilasse il privato. Certo degli esperti, ma la Scienza che diceva?

***

Intanto, nelle cantine di un orribile edificio in acciaio e cemento, una forma di vita batteva frenetica sui tasti in una lingua che un leone non avrebbe mai potuto capire, anche se avesse usato i suoi stessi ruggiti. Oh oh, questa volta l’abbiamo fatta grossa.

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